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La Via Traiana-Calabra

 

Da Brindisi a Otranto la “Traiana Calabra”

 

[Da “Le strade dell’Italia romana” Editore Touring Club Italiano]

 

Il proseguimento della via traiana, realizzata nel I secolo A.C., muoveva dal foro brindisino verso Sud, in direzione della moderna Via per Lecce e della statale. La direzione potrebbe essere indirettamente confermata da una colonna miliaria rinvenuta in prossimità della porta e dell’estesa necropoli di Perrino (nei pressi del cimitero brindisino. Allontanandosi  dell’arteria moderna all’altezza del cimitero di Brindisi, la strada procedeva verso Casa Formosa, dove aveva inizio il rettilineo per Valesio, lungo il quale si addensavano insediamenti e ville rustiche di epoca romana e si segnalano due ponti: uno sul canale delle Chianche e l’altro sul fiume Siedi. Attraverso il giardino Pilella, dove sono ubicati un santuario extra-urbano abbandonato in epoca romana e la necropoli del cento messapico di Valesio, la strada dirigeva a Torchiarolo e proseguiva ricalcata dalla moderna carreggiata che funge da confine tra le province di Brindisi e Lecce. Sfiorava Surbo sino alla Torre di Belloluogo che, in età moderna controllava l’arrivo a Lecce. Su tale vecchia arteria prospetta oggi la monumentale Porta dell’arco di Trionfo (Porta Napoli) del 1548.

 

Lecce (Lupiae) è citata in tutti gli itinerari a metà del percorso della “Traiana-Calabra”; cento messapico, continuò a vivere a differenza dei vicini abitati di Cavallino e Rudiae, forse grazie all’arteria romana e al porto sulla costa, potenziato in età adrianea. La via antica doveva attraversare il centro urbano da Nord-Ovest a Sud-Est fiancheggiando l’anfiteatro (oltre il quale fu messo in luce un tratto di lastricato) e seguendo approssimativamente Viale Marconi e Via Orsini del Balso.

 

La strada poi, costeggiati i ruderi del centro messapico di Cavallino a destra e la zona archeologica del Fornello a sinistra, proseguiva per Lizzanello, Castri di Lecce e Calimera. Lasciava la serra di Martignano sulla destra fino a Martano, nei cui dintorni doveva trovarsi la “mutatio ad Duodecim", per raggiungere Carpignano Salentino e Otranto secondo un percorso tendenzialmente ricalcato da un rettilineo che attraversa la zona cimiteriale romana e poi bizantina delle catacombe di San Giovanni.

Da Martignano si è ipotizzato un altro tragitto con andamento costiero attraverso l’istmo dei Laghi Alimini. Il percorso aveva il vantaggio di essere più diritto e corto, sebbene non corrisponda alle distanze riportate sugli itinerari.

A Otranto si poteva raggiungere il porto, situato oltre l’abitato: più protetto, esso era utilizzato quando i venti impedivano l’attracco a Brindisi e, per tale motivo, fu sfruttato sempre più frequentemente in età tardo imperiale e bizantina.