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Dal castello di Gallipoli al castello di Nardò

 

 Distanza: 16,8 Km    Tempo di percorrenza: 4,5 h    

 

Difficoltà: -trekking: T    MTB:TC

 

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Dal castello di Gallipoli al castello di NardòDal castello di Gallipoli al castello di Nardò

 

 Percorso & Cultura:

Percorso di circa 17 chilometri sterrato e asfalto (solo quello cittadino con traffico).

Per i ciclisti la salita alla chiesetta di San Mauro si effettua bici in spalla (non sono più di 100 metri). Questa chiesa ed il sito sono molto suggestive da qui si può godere di un bel panorama sul golfo. Se capitate qui verso il tramonto fermatevi a godere del tramonto sul mare. Non resterete delusi.

Se avete un’auto e volete parcheggiare con relativa facilità, fatelo nel parcheggio del porto peschereccio, lato Nord del ponte in pietra che collega la città vecchia a quella nuova. L’imbocco del molo dei pescatori è giusto all’inizio del ponte. Tenere la destra per la strada in leggera discesa. Attenzione a non imboccare il ponte perché da questo punto inizia la zona a traffico limitato (ZTL).

Si lascia Gallipoli dal parcheggio del molo del porto peschereccio e si procede in direzione Nord per la provinciale che costeggia il mare che si troverà alla nostra sinistra. In breve, dopo avere attraversato un’area cittadina su cui insistono diversi cantieri navali che impediscono di tracciare un percorso a ridosso del maresi giungerà in vista di Torre Sabea. Qui potremo costeggiare la scogliera lasciandoci all nostra destra la torre. Siamo a Rivabella,una località in cui la speculazione edilizia degli anni ’70 non ha avuto pietà ne della spiaggia ne della bella pineta che si trovava a ridosso.

Da Rivabella si ritorna ancora sulla SP 108 e, dopo 800 metri, ad un rondò, si prende la prima uscita a destra per percorrere altri 800 metri sino a giungere ad un bivio con una piccola area attrezzata che sottostà alla chiesetta di San Mauro che si vede benissimo, 30 metri più in alto sulla collina.

Si sale alla chiesa e, dopo avere visitato la stessa e l’antro che si trova subito sotto il luogo sacro, si aggira la chiesa per proseguire su un sentiero sterrato che, per il primo tratto è attrezzato con panchine e tavoli da pick-nick.Dopo essere usciti dall’area di San Mauro si procede per uno sterrato che, dopo circa un chilometro piega a destra per sfociare sulla SP17 che si attraversa andando a sinistra per prendere subito (10 metri) uno sterrato che ,in breve, diventa una stradina di campagna asfaltata. Da questo punto la direzione sarà sempre Nord in direzione di Nardò. L’entrata a Nardò si effettua per una strada con divieto di accesso quindi è d’obbligo raccomandare i ciclisti di fare attenzione. Da qui raggiungere il castello di Acquaviva, sempre diritto, è questione di 700 metri di percorso cittadino

 

 

Torre Sabea

Torre SabeaTorre Sabea

 

La torre, di piccole dimensioni, è costruita con conci irregolari e presenta una pianta tronco-piramidale con tre caditoie per lato. Simile alla vicina Torre San Giovanni la Pedata, possiede un interno con copertura a botte in cui furono successivamente costruiti un camino e un pozzo.

Comunicava a sud con le fortificazioni settentrionali di Gallipoli e a nord con Torre dell'Alto Lido.

Torre Sabea è caduta in stato di totale abbandono nel corso della seconda metà dell'Ottocento. La parete sud dell'edificio, esposta a scirocco, era crollata. Nel 1975 Luigi Mollona ha ottenuto la concessione della Torre e ha affidato all'architetto Vittorio Faglia un progetto di recupero e restauro che ha portato Torre Sabea allo stato in cui la si può ammirare oggi. Attualmente Torre Sabea è in concessione alla famiglia Mollona.

 

Chiesa di San Mauro 

San MauroSan Mauro

 

 

Fra tutte le comunità monastiche basiliane della parte occidentale del Salento, la più importante era di gran lunga quella di S. Mauro

La leggenda vuole che San Mauro, giunto a Roma con alcuni compagni proveniente dall'Africa, subì il martirio nell'anno 284. I compagni, trafugatone il corpo, si imbarcarono per la loro terra d'origine, inseguiti, però, da una nave romana. Nei pressi di Gallipoli i fuggitivi, a causa della violenza del mare, furono spinti a riva e costretti ad abbandonare la nave. A breve distanza dalla costa, in un luogo elevato, scorsero una grotta ed ivi si rifugiarono, depositandovi anche il corpo del Santo. Nel frattempo sopraggiunsero i soldati romani e, scopertili, li uccisero senza pietà. I pagani cercarono anche di bruciare il corpo di S. Mauro, ma invano, e quindi decisero di imbarcarsi nuovamente per fare ritorno a Roma. Gli abitanti dei dintorni, rinvenute le spoglie del Santo, vollero costruirvi accanto una chiesetta dedicata a lui e a due suoi compagni e, da allora, ne celebrarono la ricorrenza il primo maggio di ogni anno.

Più probabilmente, l'origine della chiesa e del monastero di S. Mauro sono da inquadrare nell'imponente grecizzazione di Terra d'Otranto ad opera dei monaci basiliani a partire dai sec. VIII-IX. La scelta del luogo dell'insediamento è certamente connessa con la presenza delle vicine grotte, che, come è noto, erano predilette dai monaci. Quel posto era chiamato anticamente Orthólithon, cioè "rupe dritta", nome che derivava con ogni probabilità dalla rupe a strapiombo sul mare, ora nota come la "Montagna spaccata". In un altro documento basiliano il luogo ove sorgeva il monastero è indicato col termine Anaforários, cioè "luogo in elevato".

Il monastero di S. Mauro svolse ad ovest quella funzione di "capofila" degli insediamenti basiliani che ebbe ad est il monastero di S. Nicola di Casole; per un tempo imprecisato fu il fulcro della vita e dell'organizzazione religiosa allorquando Gallipoli venne abbandonata dopo le devastazioni degli Angioini.

Quando, poi, iniziò la rapidissima decadenza, fu l'ultima roccaforte basiliana a cedere, insieme a S.Salvatore.

In origine, l'insediamento era costituito dal monastero, di ignota grandezza, da altri edifici, dalla chiesetta, sopravvissuta, e da una o più grotte adibite a scopo di culto. Proprio il monastero, che sorgeva sulla sommità della serra, alle spalle della chiesa, dovette essere il primo a subire l'offesa del tempo e degli uomini. Infatti già nel 1567 il Vescovo di Gallipoli, recatosi sul posto in visita, registrò la presenza solo delle macerie del monastero e di altri edifici non identificabili, dei quali erano in piedi solo un paio di stanze. Rilevò anche la presenza della grotta, con due altari, nella quale si diceva che fosse stato trovato il corpo di S.Mauro. Già da allora si celebrava messa solo il primo maggio, "nel quale giorno accorre una grandissima quantità di gente sia dalla città di Gallipoli che dalle altre terre e luoghi vicini e si celebra [messa] e si tiene colà una grande festa", ricordo dello splendore passato del insediamento.

La chiesa, in origine, aveva tre altari, rivolti ad oriente, come in tutte le chiese orientali, e presentava la distinzione tra bema e naos, evidenziata da un gradino oggi distrutto. Un tempo era interamente affrescata e alle volte erano appese le lampade ad olio tipiche della tradizione orientale.

 

 

 

Nardò: Il castello Acquaviva

Castello Acquaviva a NardòCastello Acquaviva a Nardò

 

Il Castello ha la planimetria quadrangolare con 4 torri cilindriche agli spigoli; questa configurazione è comune anche ai Castelli di Otranto e Corigliano d’Otranto.

Era interamente circondato da fossato che fu colmato agli inizi del’900, salvo per il lato attiguo alla “Villa Comunale”.

Tipica struttura militare di epoca aragonese, se ne attribuisce la progettazione, a metà ‘400, a Giulio Antonio Acquaviva Duca di Atri e Conte di Conversano, comandante in capo delle truppe aragonesi nel 1481 durante la liberazione di Otranto dai Turchi.

In epoca aragonese il Castello è stato citato in un documento del 1463 quando il re Ferrante d’Aragona riceve l’omaggio dei cittadini di Ceglie e in un altro documento del 1483, allorché la città di Nardò viene venduta al conte Ugento Anghilberto del Balzo, schieratosi dalla parte della Repubblica Veneta in conflitto con il re Alfonso II d’Aragona (figlio di Ferrante) che, per vendicarsi, fece “spianare le mura” (il che fa supporre anche una temporanea inagibilità del castello).

Nel 1495 viene conclusa la pace e il re Federico d’Aragona, primo Duca di Nardò.

A Bellisario Acquaviva si deve la ricostruzione del castello nell’attuale versione ed il rifacimento della cinta muraria con le sue 18 torri ,che si possono vedere in una illustrazione del Bleau-Mortier.

I torrioni circolari - secondo le tecniche militari dell’epoca - offrivano una superficie sfuggente in grado di deviare la traiettoria delle palle di cannone evitando quindi l’impatto diretto sulla superficie muraria.

Dove oggi sono gli uffici dell’URP vi era il corpo di guardia che sorvegliava l’ingresso alla piazza d’armi (cortile interno) e al piano nobile , residenza degli Acquaviva.

Con le leggi napoleoniche eversive della feudalità il castello venne sottratto alla casata degli Acquaviva e, dal 1806, divenne proprietà dei baroni Personè, il cui stemma è visibile al centro del balcone; a loro si deve l’attuale facciata in stile neoclassico-eclettico, sovrapposta all’inizio del ‘900, allorché decisero di trasformare il castello in residenza aristocratica. I lavori di rifacimento del prospetto furono commissionati all’ing. Generoso De Maglie (Carpignano 1874-1951) progettista anche di Ville in località Cenate. Evidente nella facciata il recupero di motivi decorativi tipici del barocco leccese, come il bugnato e la mensola figurata, associato ad inserimenti medievali riscontrabili nella merlatura posta alla sommità delle cortine e a coronamento del torrione parallelepipedo, anch’esso frutto di un’aggiunta eclettica.

Da notare le 52 maschere apotropaiche (antropomorfe, zoomorfe e demoniache) che si alternano alla base del cornicione sotteso alla merlatura.

A destra di detta facciata la “Villa Comunale”, ossia il parco del castello: un suggestivo giardino mediterraneo con varie specie arboree (Pini d’Aleppo, Lecci, Yucche) abbellito da un gazebo a forma di tempietto, pavimentato con maioliche celesti.

Nel 1933 il Castello fu venduto al Comune di Nardò per £.78.780.

Dal 1934 ospita una parte degli uffici comunali tra cui quelli di rappresentanza, stanza del Sindaco, Sala Giunta e Aula Consiliare .

Nella sala Consiliare sono custodite 3 importanti opere:Si tratta di tele di indubbio valore artistico e storico: “Omaggio alla Vergine Incoronata”,di Anonimo, risalente alla fine del '600, periodo in cui fu eletta a protettrice di Nardò; “San Gregorio Armeno” e “Sant’Antonio da Padova”, entrambi di autore Anonimo e d’inizio ‘700. Oltre alla rilevanza artistica, le suddette tele hanno valore documentale della storia di Nardò per la presenza di vedute di scorci cittadini ed in particolare di un’interessante panoramica di Nardò medievale, circondata dalla cinta muraria, nell’ambito della quale si notano Porta San Paolo, i campanili della Cattedrale e delle chiese di San Domenico e dell’Immacolata e la Torre del vecchio Palazzo di Città, nonché un’originale stemma civico raffigurato attraverso l’allegoria di San Michele Arcangelo, primo protettore di Nardò, che incorona il Toro.

Un quarto dipinto settecentesco, opera di scuola napoletana, si trova nel piccolo corridoio antistante la Sala Giunta: è un “Ritratto del Vescovo Antonio Sanfelice”, figura fondamentale nelle vicende architettoniche della Nardò barocca.

 

Foto:

Dopo San MauroDopo San Mauro

 

 

 

Verso NardòVerso Nardò