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Dal castello di Lecce al castello di Acaya

  

Distanza: 15,7 Km    Tempo di percorrenza: 4,5 h    

 

Difficoltà: -trekking: T    MTB:TC

 

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Dal castello di Lecce al castello di AcayaDal castello di Lecce al castello di Acaya

 

 

 Percorso & Cultura:

Percorso misto asfalto-sterrato che presenta, per i primi 4 chilometri necessari per lasciare Lecce, le caratteristiche del percorso cittadino(per buona parte quello delle periferie).Una volta superata la tangenziale pero,si fa apprezzare per le sue caratteristiche naturalistiche. Lecce e la stessa Acaya sono un gioiello per chi è interessato agli aspetti culturali.

 

Dalla porta di entrata al castello (porta alle nostre spalle) si prende a sinistra per la via Vito Fazzi che in breve conduce in Piazza Sant'Oronzo (Sedile,teatro romano,colonna romana con la statua di Sant'Oronzo). Da qui per via Templari e successivamente Umberto I si giunge alla Chiesa di Santa Croce. Dal portone di accesso al Palazzo dei Celestini (accanto alla Chiesa) si attraversa il cortile dello stesso palazzo uscendo dal lato opposto verso i magnifici giardini pubblici che si attraversano anch'essi per proseguire sempre in direzione Est per Viale Imperatore Adriano. Da qui per circa 3 chilometri sempre diritti in direzione Est per l’interminabile periferia della città. Ad un certo punto, lasciato lo stadio di calcio alla nostra sinistra, si giungerà in breve ad un cavalcavia che si attraversa per prendere subito dopo (50 metri) la rampa con il cartello segnaletico “Stadio”. Si percorre la rampa per un arco di 120° e si prenderà la stradina in discesa in divieto d’accesso. Siamo nella campagna leccese. La stradina asfaltata che abbiamo imboccato ci condurrà in breve alla tangenziale che si attraverserà per un sottopasso. Costeggeremo per qualche centinaio di metri la tangenziale per lasciarla svoltando a sinistra per un sentiero. In questo tratto di sterrato si lascerà alla nostra sinistra un grande impianto fotovoltaico superato il quale, dopo circa un chilometro si piegherà a destra e poi a sinistra per dirigersi, dopo avere attraversato la SP 298, in direzione Sud Est verso Acaya per stradine di campagna asfaltate.

Lecce

I monumenti qui descritti sono quelli che si incontreranno sul nostro cammino.

Non sono certo esaustivi di quello che offre la città che ha una ben più ricca offerta di quello che illustriamo qui.

Chi fosse interessato potrà dedicare, con una buona guida, almeno una giornata completa alla visita della città (due giornate se si programma una visita al museo archeologico Castromediano).

Sul nostro percorso, lasciato il castello Carlo V si incontreranno:

 

L’anfiteatro romano

Anfiteatro romanoAnfiteatro romano

 

 

 

 

 

In via dell'Arte della Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza Sant'Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano.

La piazza Sant’Oronzo

 

Il "Sedile" a Piazza Sant'OronzoIl "Sedile" a Piazza Sant'Oronzo 

 

 

 

Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C., riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna, donata dalla città di Brindisi per cercare di adornare la spoglia piazza, con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

 

 

La Basilica Santa Croce

Basilica di Santa CroceBasilica di Santa Croce

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Basilica di Santa Croce, è uno dei maggiori complessi architettonici della città e costituisce il più significativo esempio del barocco leccese. Fu edificata a partire dal 1549 e secondo Maurizio Calvesi e Mario Manieri Elia il complesso programma decorativo della facciata andrebbe connesso a una celebrazione della vittoria nella battaglia di Lepanto (1571) nella quale le potenze occidentali avevano avuto la meglio sull'Impero ottomano, con grandi benefici commerciali per la Terra d'Otranto. Fu elevata alla dignità di basilica minore da papa Pio X il 24 gennaio 1905

 

Il palazzo dei Celestini

 

Palazzo dei CelestiniPalazzo dei Celestini

 

 

Situato accanto alla Basilica di Santa Croce, Palazzo dei Celestini, venne edificato tra il 1659 e il 1695 su progetto di Giuseppe Zimbalo, poi realizzato da Giuseppe Cino e Cesare Penna.

La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto alle finestre e all'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce settecentesca.

Un tempo sede del convento dei Celestini, il palazzo è sede del Palazzo del Governo e dell'Amministrazione Provinciale.

 

 

La Villa Comunale(giardini pubblici)

 Giardini PubbliciGiardini Pubblici

 

 

 

 

 

 

Magnifica area verde nel cuore di Lecce. Da non perdere una passeggiata tra i suoi viali.

 

Castello di Acaya

Castello di AcayaCastello di Acaya

 

 

 

 

Tale imponente opera rappresenta il frutto dell'ingegno architettonico di Gian Giacomo dell'Acaya, regio ingegnere militare di Carlo V. Lo scopo che lo indusse a fortificare il vecchio borgo di Segine, poi rinominato Acaya dal nome della sua famiglia, scaturiva dall'idea secondo cui esso poteva svolgere funzioni difensive, essendo vicino al mare. Il castello, risalente al 1535-36, ha una struttura trapezoidale circondata da mura a sagoma rettangolare e da un fossato. Esso occupa un angolo delle mura cittadine mentre agli altri tre angoli sono situati i bastioni.

All'interno si accede attraverso una porta rinascimentale situata a fianco della torre di nord-est. Il cortile interno ricalca lo schema esterno e da qui si ha accesso alle sale coperte a botte o a crociera, alle carceri e all'ampia scuderia situata sul lato ovest: all'interno di quest'ultima è possibile notare la presenza di resti di un frantoio in pietra costruito alla fine del XIX secolo e poi smantellato. Da una scala posta nel cortile si accede al piano superiore riservato a dimora gentilizia. Degna di nota è l'elegante sala ennagonale, usata per scopi residenziali, nella quale spicca la presenza di un fregio figurato che copre l'intero perimetro della sala, contenente anche le effigi di Alfonso e Maria dell'Acaya.

Particolare dei fregi di una delle sale del castelloParticolare dei fregi di una delle sale del castello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel corso della ristrutturazione del castello, dal lato nord dell'antico maniero sono affiorate le tracce di una costruzione di epoca medioevale poi rivelatasi una piccola chiesa bizantina e sotto di essa alcune sepolture. Durante i lavori di restauro è stato ritrovato anche un affresco all'interno di una intercapedine. Si tratta di una Dormitio Virginis databile alla seconda metà del Trecento, estesa circa quattro metri per tre. La raffigurazione, perfettamente conservata, rappresenta gli Apostoli che assistono alla morte della Vergine e Gesù che ne raccoglie l'anima per presentarla al Padre, secondo la tradizione iconografica che fa riferimento ai Vangeli apocrifi.

Affresco Dormitio VirginisAffresco Dormitio Virginis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cittadella fortificata di Acaya

 Porta di accesso al borgoPorta di accesso al borgo

 

 

 

Il borgo di Acaya fu integralmente ristrutturato, fortificato e riordinato urbanisticamente dall'architetto militare Gian Giacomo dell'Acaya. Dal 1521 al 1535 le opere difensive del borgo, iniziate dal padre Alfonso alla fine del secolo precedente, furono portate a termine; successivamente furono completate la Chiesa e il Convento di Sant'Antonio, destinato ai Frati Minori. Il paese presenta un impianto ortogonale con un cardo e un decumano.

 

Perfetta geometria della cittadellaPerfetta geometria della cittadella

 

Il centro storico è costituito da sei strade tra di loro parallele che vanno in direzione sud-nord che hanno tutte la larghezza di 4 metri, uguale distanza (17 metri) e quasi tutte la medesima lunghezza. In direzione est-ovest vi sono tre assi perpendicolari alle vie parallele, due all'estremità ed uno nella parte centrale che divide il centro storico in due parti.

Di forma quadrangolare, il borgo è racchiuso da una cinta muraria con tre imponenti bastioni angolari ed il poderoso castello, interrotta dalla porta urbica di Sant'Oronzo. Il castello è arricchito da baluardi con fianchi ritirati per il tiro radente delle artiglierie. La cinta muraria eseguita con blocchi di pietra leccese, si eleva scarpata fino al toro marcapiano che l'avvolge per tutto il perimetro e, al di sopra, prosegue verticale seguendo l'andamento delle cortine fino ad innestarsi nelle torri angolari. Il fossato è scavato nel banco di roccia calcarenitica.

Alla cittadella si accede attraverso una porta realizzata nel 1535 che costituisce l'ingresso principale. È a fornice unico e conserva ancora, all'interno degli stipiti, gli incassi litici del portone. La facciata è arricchita dalla presenza di vari stemmi e lapidi (Acaya, Vernazza, De Monti) sormontati dalle insegne imperiali di Carlo V. Il fastigio della porta è sormontato da una statua lapidea di sant'Oronzo protettore di Acaya collocatavi in epoca settecentesca.

 

Foto:

 Dopo la tangenziale di Lecce l'inizio di uno sterratoDopo la tangenziale di Lecce l'inizio di uno sterrato0