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 Dal castello di Nardò al castello di Copertino

 

 Distanza: 13,3 Km          Tempo di percorrenza: trekking : 3,5 h    MTB : 1,5 h

 

Difficoltà:Trekking: T            MTB: TC

 

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 Dal castello di Nardò al castello di CopertinoDal castello di Nardò al castello di Copertino

 

 

Percorso & Cultura:

Il  percorso è un misto di sterrato e asfalto (prevalente) che si svolge su stradine di campagna senza alcun traffico (escluse ovviamente la parti cittadine del percorso).

La campagna qui è caratterizzata da coltivi a ortaggi ma non mancano gli ulivi.

L’itinerario ha inizio dalla cittadina di Nardò (31.000 abitanti) in Piazza Cesare Battisti dove si trova il castello di

Nardò (vedi sotto descrizione). Da qui si procede per via Lala. A piazza San Giuseppe si piega a dx passando per via De Pandi dove si trova la Chiesa di San Domenico (bella la fontana del toro che si trova incastonata nel lato Nord della chiesa). Si arriva subito dopo in Piazza Salandra con “Il sedile” e la guglia dell’Immacolata. Ancora qualche decina di metri in Via Duomo per giungere alla chiesa di Santa Maria Assunta (vedi descrizione sotto). Qui, per un vicolo delle anime (a destra guardando la facciata della chiesa) si giunge in via Duca degli Abbruzzi che si percorre a destra fino al largo Osanna (tempietto) dove si gira in via XX Settembre che ci porterà fuori città. Nel bivio dove convergono la SP 19 e la SP 17 (quest’ultima condurrebbe direttamente a Copertino), si prende una stradina di campagna, asfaltata, lasciandosi alla sinistra la SP 17. Al bivio successivo, ancora a sinistra. Ancora un bivio e si abbandona la strada asfaltata per proseguire per una carrareccia a sinistra. Percorsi un centinaio di metri si incontra un canalone che piega a sinistra con la strada. Si attraversa la SP 17 (il guard-rail è un po’ alto ma chi è in difficoltà può aiutarsi a saltarlo con l’aiuto delle staffe di supporto dello stesso) e si prosegue per la strada sterrata di fronte a noi. Ancora qualche centinaio di metri e ci si immette a dx su una stradina asfaltata che procede tra floride campagne. Dopo qualche chilometro si attraversa la SP 218 e, dopo un centinaio di metri, sempre diritto, la nostra stradina asfaltata ridiventa una carrareccia. Si procede fino ad incontrare un incrocio a “T” e qui si segue ancora a dx attraversando in breve le SP 17. Andare ancora diritto fino ad incrociare un’altra stradina asfaltata che si segue a sinistra. Procedendo sempre diritto in direzione Nord, la nostra stradina ridiventa ancora una carrareccia sterrata che si segue fino ad incontrare la località “Li Tumi” dove, in corrispondenza di un passaggio a livello, si gira a sinistra e, dopo un centinaio di metri, in via Specchia Normanna e poi via Corsica, in direzione Nord. Siamo alla periferia di Copertino (qui si produce un buon vino). Attenzione perché la strada è a senso unico e la direzione di marcia è quella di fronte a noi. Per i pedoni non c’è problema mentre i ciclisti dovranno adottare le opportune cautele. In fondo a via Corsica si svolta a sinistra per via Piave. Si passa per il convento di San Giuseppe da Copertino (vedi descrizione sotto) e saremo subito in vista del castello omonimo (vedi descrizione sotto).

 

Nardò: Il castello Acquaviva [fonte Comune di Nardò]

Nardo castello AcquavivaNardo castello Acquaviva 

Nardo castello Acquaviva (cortile)Nardo castello Acquaviva (cortile)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Castello ha la planimetria quadrangolare con 4 torri cilindriche agli spigoli; questa configurazione è comune anche ai Castelli di Otranto e Corigliano d’Otranto.

Era interamente circondato da fossato che fu colmato agli inizi del’900, salvo per il lato attiguo alla “Villa Comunale”.

Tipica struttura militare di epoca aragonese, se ne attribuisce la progettazione, a metà ‘400, a Giulio Antonio Acquaviva Duca di Atri e Conte di Conversano, comandante in capo delle truppe aragonesi nel 1481 durante la liberazione di Otranto dai Turchi.

In epoca aragonese il Castello è stato citato in un documento del 1463 quando il re Ferrante d’Aragona riceve l’omaggio dei cittadini di Ceglie e in un altro documento del 1483, allorché la città di Nardò viene venduta al conte Ugento Anghilberto del Balzo, schieratosi dalla parte della Repubblica Veneta in conflitto con il re Alfonso II d’Aragona (figlio di Ferrante) che, per vendicarsi, fece “spianare le mura” (il che fa supporre anche una temporanea inagibilità del castello).

Nel 1495 viene conclusa la pace e il re Federico d’Aragona, primo Duca di Nardò.

A Bellisario Acquaviva si deve la ricostruzione del castello nell’attuale versione ed il rifacimento della cinta muraria con le sue 18 torri ,che si possono vedere in una illustrazione del Bleau-Mortier.

I torrioni circolari - secondo le tecniche militari dell’epoca - offrivano una superficie sfuggente in grado di deviare la traiettoria delle palle di cannone evitando quindi l’impatto diretto sulla superficie muraria.

Dove oggi sono gli uffici dell’URP vi era il corpo di guardia che sorvegliava l’ingresso alla piazza d’armi (cortile interno) e al piano nobile , residenza degli Acquaviva.

Con le leggi napoleoniche eversive della feudalità il castello venne sottratto alla casata degli Acquaviva e, dal 1806, divenne proprietà dei baroni Personè, il cui stemma è visibile al centro del balcone; a loro si deve l’attuale facciata in stile neoclassico-eclettico, sovrapposta all’inizio del ‘900, allorché decisero di trasformare il castello in residenza aristocratica. I lavori di rifacimento del prospetto furono commissionati all’ing. Generoso De Maglie (Carpignano 1874-1951) progettista anche di Ville in località Cenate. Evidente nella facciata il recupero di motivi decorativi tipici del barocco leccese, come il bugnato e la mensola figurata, associato ad inserimenti medievali riscontrabili nella merlatura posta alla sommità delle cortine e a coronamento del torrione parallelepipedo, anch’esso frutto di un’aggiunta eclettica.

Da notare le 52 maschere apotropaiche (antropomorfe, zoomorfe e demoniache) che si alternano alla base del cornicione sotteso alla merlatura.

A destra di detta facciata la “Villa Comunale”, ossia il parco del castello: un suggestivo giardino mediterraneo con varie specie arboree (Pini d’Aleppo, Lecci, Yucche) abbellito da un gazebo a forma di tempietto, pavimentato con maioliche celesti.

Nel 1933 il Castello fu venduto al Comune di Nardò per £.78.780.

Dal 1934 ospita una parte degli uffici comunali tra cui quelli di rappresentanza, stanza del Sindaco, Sala Giunta e Aula Consiliare .

Nella sala Consiliare sono custodite 3 importanti opere:Si tratta di tele di indubbio valore artistico e storico: “Omaggio alla Vergine Incoronata”,di Anonimo, risalente alla fine del '600, periodo in cui fu eletta a protettrice di Nardò; “San Gregorio Armeno” e “Sant’Antonio da Padova”, entrambi di autore Anonimo e d’inizio ‘700. Oltre alla rilevanza artistica, le suddette tele hanno valore documentale della storia di Nardò per la presenza di vedute di scorci cittadini ed in particolare di un’interessante panoramica di Nardò medievale, circondata dalla cinta muraria, nell’ambito della quale si notano Porta San Paolo, i campanili della Cattedrale e delle chiese di San Domenico e dell’Immacolata e la Torre del vecchio Palazzo di Città, nonché un’originale stemma civico raffigurato attraverso l’allegoria di San Michele Arcangelo, primo protettore di Nardò, che incorona il Toro.

Un quarto dipinto settecentesco,opera di scuola napoletana, si trova nel piccolo corridoio antistante la Sala Giunta: è un “Ritratto del Vescovo Antonio Sanfelice”, figura fondamentale nelle vicende architettoniche della Nardò barocca.

 

Nardò: Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta [fonte Wikipedia]

Nardo Cattedrale S Maria AssuntaNardo Cattedrale S Maria Assunta La cattedrale sorge sul luogo dove fu fondata l'antica chiesa basiliana di Sancta Maria de Nerito, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Con la conquista normanna della città, avvenuta nel 1055, i monaci basiliani vennero lentamente sostituiti dai benedettini, ai quali furono affidati il monastero e la chiesa. Fu infatti nel 1080 che il conte normanno Goffredo fece ricostruire sui resti della preesistente chiesa basiliana, una nuova chiesa che per decisione di Urbano II venne dedicata a Maria SS Assunta. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diverse opere di rimaneggiamento, anche radicali, che ne hanno alterato l'originaria impostazione architettonica. Possiede un impianto basilicale a tre navate, divise da due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto. Sulle pareti rimangono numerosi affreschi, tra i quali quelli di San Nicola e del Cristo in trono che benedice alla greca (XIV secolo), della Vergine col Bambino (1511), di Sant’Agostino (XV secolo) e della Madonna delle Grazie (del 1249, opera di Baiulardo). Di notevole rilevanza è il Crocifisso ligneo del XIII secolo, detto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro. Al periodo barocco risalgono alcuni altari e il Cappellone di San Gregorio Armeno, opera di Placido Buffelli del 1680. È stata elevata a Basilica Minore nel 1980.

 

 

Copertino: Il castello [fonte Wikipedia]

Copertino: castelloCopertino: castello

 

 

Copertino portale del castelloCopertino portale del castello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'attuale castello, progettato dall'architetto Evangelista Menga per volontà di Alfonso Castriota e completato nel 1540, ingloba una fortezza sorta in epoca normanna ed ampliata successivamente dagli Angioini.

Ha una pianta quadrangolare ai cui vertici si innestano quattro possenti baluardi a lancia. Lungo il perimetro si misurano novanta feritoie distribuite su tre ordini separati da una cornice marcapiano. Dall'esterno è possibile distinguere il maschio a base scarpata realizzato nel XIII secolo. Il portale di gusto catalano-durazzesco, le cui decorazioni sono realizzate in calcarenite locale integrate con stucchi, è tipicamente celebrativo. Nel cortile interno corrono enormi gallerie di collegamento ai bastioni. Sulla sinistra sorge il porticato Pinelli-Pignatelli. Sulla destra è presente la cappella di San Marco, interamente affrescata dal pittore manierista Gianserio Strafella. All'interno, negli ambienti residenziali cinquecenteschi, è presente una cappella gentilizia dedicata a Santa Maria Maddalena, con affreschi del quattrocento, rinvenuta durante i lavori di restauro.

Nel 1886 il castello fu dichiarato monumento nazionale e nel 1955 sottoposto alle norme di tutela.

 

Copertino: Il convento di San Giuseppe da Copertino [fonte Wikipedia] (In restauro Ottobre 2016)

Copertino Santuario di San GiuseppeCopertino Santuario di San Giuseppe

 

 La costruzione del Santuario di San Giuseppe fu pensata nel 1753 anno della beatificazione di fra Giuseppe Desa. Nel 1754, dopo una serie di incomprensioni tra alcuni privati e l'Universitas, su disegno del copertinese Adriano Preite si dette inizio ai lavori. Fu necessario abbattere un tratto delle mura e la chiesa di San Salvatore. Come si leggeva in un'epigrafe scomparsa, la chiesa fu terminata nel 1758. L'edificio è a pianta centrale ed è coperto a volta. Nel 1872 fu ingrandito con la realizzazione dell'attuale vano absidale. Un'iscrizione sulla parte esterna dell'abside rimanda al costruttore Quintino Lupo. Il suo interno è sobrio, elaborato da eleganti stucchi, contrapposto ad una facciata concava, di media elevatura, ma sinuosa per i grandi moduli e le volute in carparo. All'interno vi sono custodite numerose reliquie del Santo tra cui il cuore, giunto a Copertino da Osimo il 7 aprile 1953. L'edificio comprende anche la piccola stalla in cui Franceschina Panaca diede alla luce Giuseppe Maria Desa. Il misero ambiente seicentesco si presenta col tetto a capanna fatto di paglia, canne e tegole, i muri scrostati, un camino e due stipetti a muro.

 

 

 

 

  • Casa Paterna di San Giuseppe

Si tratta di una piccola casa ad unico vano appartenuta a Felice Desa, padre di Giuseppe. Qui, Franceschina Panaca diede alla luce Brigida (1587), Pietro (1591), Margherita (1595) e Livia (1601). Tutti fratelli di Giuseppe che, tranne Livia, morirono in età giovanile. Dopo la morte di Felice Desa, la casa passò a Franceschina che nel 1623 la cedette alla figlia Livia. In seguito fu venduta a privati e solo nel 1753, in occasione della beatificazione di fra Giuseppe, venne acquistata dai frati minori i quali ne fecero una cappella, modificandone il prospetto con l'intento di collocarvi al vertice la statua del Beato.

L'interno ospita sulla parete sinistra un dipinto su tela della fine dell'Ottocento che raffigura l'agonia di mamma Franceschina (1645) assistita dalla figlia Livia e da altri religiosi; nella parte superiore del dipinto è raffigurato San Giuseppe, allora presso il convento di Assisi, che appare alla madre.

 

 

 Foto del percorso:

 Guard-rail con l'incrocio della SP17Guard-rail con l'incrocio della SP17

 Un tratto caratteristico del percorsoUn tratto caratteristico del percorso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei pressi di CopertinoNei pressi di Copertino