La versione del tuo browser è obsoleta. Consigliamo di aggiornare il browser alla versione più recente.

 

 

Ritorna alla pagina Percorsi

 

 

Vai alla Home Page

 

 

 

 

 

 

 

Dal castello di Corigliano al castello di Otranto

 

 Distanza: 28 Km          Tempo di percorrenza: trekking : 7-9 h MTB : 2,5-3h

 

Difficoltà:Trekking: T            MTB: MC

 

GPS download: Dal castello di Corigliano al Castello di Otranto

 Dal castello di Corigliano al castello d'OtrantoDal castello di Corigliano al castello d'Otranto

 

 

PERCORSO & CULTURA:

 

Questo percorso di 28 chilometri è molto adatto a chi vuole percorrerlo in MTB(circa 2,5h) ma è altrettanto valido per un trekking “efficiente “con tempi di percorrenza che, per i più allenati, può ridursi a non più di 6 o 7 ore. Ovviamente nulla vieta di percorrerlo in due tappe sostando a Bagnolo del Salento.

Il tracciato si svolge su misto di asfalto (stradine di campagna senza traffico) o sterrato in rapporto pari al 50%.

In alcuni tratti, immergendovi tra gli ulivi, non avrete una chiara evidenza del tracciato sul terreno. Seguite comunque con fiducia il tracciato GPS perché vi condurrà a destino.

 

Dal castello di Corigliano,direzione Est, si raggiunge in breve la SP 367 che si attraversa per un sottopasso ed in breve si raggiunge Melpignano che merita una visita accurata.

Da notare che in questo Comune, sui vasti prati che circondano la Chiesa e Convento degli Agostiniani, ogni anno, l'ultimo Sabato del mese di Agosto, si svolge il concertone della "Taranta"

Da Melpignano, direzione Nord si arriva in breve a Castrignano dei Greci dove, per chi è interessato c'è una interessante Cripta Basiliana da visitare (vedere il percorso Grecia Salentina),

Da Castrignano, sfiorando il piccolo comune di Cursi, in direzione Sud Est si entra a Bagnolo dove si può ammirare un bel menhir.

Da Bagnolo, dopo avere attraversato la SP48 si scende al lago Alimini piccolo per ritornare in breve sulla SP 48 che si percorre per non più di 400 metri per imboccare, a sinistra una stradina di campagna che ci condurrà, in un paio di chilometri alla periferia di Otranto e da qui al Castello passando prima dalla Cattedrale

 

 Castello di Corigliano

Castello di CoriglianoCastello di Corigliano

 Attestato sul versante sud-est dell'antica cerchia muraria, il Castello de' Monti rappresenta, secondo le parole di G. Bacile di Castiglione, il «più bel monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d'Otranto, ed è sicuramente il modello più compiuto del trapasso dalle torri quadre a quelle rotonde: il castello ha infatti impianto quadrangolare con quattro torri angolari a base scarpata e a tre livelli di fuoco, circondato da un profondo fossato. Di impianto medievale, il castello fu radicalmente ristrutturato e ampliato tra il 1514 e il 1519 da Giovan Battista de' Monti che lo adeguò alle esigenze belliche ed ai princìpi dell'arte militare del tempo avvalendosi di maestranze locali.

È interamente circondato da un fossato e si sviluppa su una pianta quadrata ai cui angoli si innestano quattro poderosi torrioni circolari; a questi era affidata la maggiore efficacia dell'intero sistema difensivo, come denotano le numerose cannoniere che si aprono lungo i fianchi in corrispondenza delle casematte interne disposte a piano terra ed a primo piano. Ogni torrione presenta l'araldica dei de' Monti accompagnata dalle raffigurazioni allegoriche delle quattro virtù cardinali e dai bassorilievi di altrettanti Santi sotto la cui protezione è posto ciascun torrione. Guardando la facciata principale, il torrione a sinistra è intitolato a San Michele Arcangelo la cui effigie è affiancata dall'allegoria della fortezza; il torrione a destra è intitolato a Sant'Antonio Abate al quale è affiancata, anche se ormai praticamente cancellata per l'erosione del materiale lapideo, l'allegoria della temperanza. Gli altri torrioni sono intitolati a San Giorgio e a San Giovanni Battista, ai cui bassorilievi sono associate, rispettivamente, le raffigurazioni allegoriche della prudenza e della giustizia. Venuta meno l'originaria funzione difensiva che sicuramente restò di primaria importanza per tutto il Cinquecento, alla metà del Seicento il castello fu adattato, secondo la moda del tempo, ad esigenze estetiche e di rappresentatività della famiglia del feudatario. Infatti, il duca Francesco Trane, appartenente alla famiglia feudataria che nel 1651 aveva acquisito il feudo dall'ultimo dei de' Monti, nel 1667 ingentilì l'austero edificio militare facendo costruire una nuova facciata, sovrapposta alla preesistente, sulla quale schierò una serie di statue allegoriche accompagnate da iscrizioni celebrative e dai busti dei grandi condottieri del passato; al centro fece porre la sua statua affiancata dalle allegorie della giustizia e della carità. La targa epigrafica posta ai suoi piedi informa sulle sue doti e sui suoi titoli nobiliari: "PONDERAT HEC CULPAS HEC EXIBET UBERA NATIS / HIC ASTREA MICANS HINC PELICANUS AMANS / FRANCISCUS TRANUS BARO TUTINI AC DOMINUS / STATUS COROLIANI CASTRUM HOC EXORNANDUM CURAVIT 1667" ("questa giudica i misfatti, quest'altra porge le mammelle ai figlioletti; da un lato la splendente Astrea, dall'altro l'amorevole Pellicano; Francesco Trane barone di Tutino e signore dello Stato di Corigliano si prese cura di abbellire questo castello nel 1667"). Dotò pure la nuova facciata principale di un balcone a sbalzo delimitato da un'elegante balaustra in pietra leccese decorata da fregi, animali fantastici e motivi floreali al centro dei quali fece incastonare l'arme del proprio casato. La facciata barocca posta in corrispondenza del ponte d'accesso è opera del 1667 di maestranze locali dirette dal mastro Francesco Manuli.

Porta Sud, localmente denominata Caporta (dal griko cau+porta, "porta sud"), è ubicata a ridosso del castello ed è sormontata dallo stemma civico e dall'arme araldica di Giovan Battista de' Monti, il feudatario che intorno ai primi del Cinquecento dotò il paese di un valido sistema difensivo. Sulla cornice superiore il motto "INVIDIA INOPIA FA" inciso in capitale umanistica pochi anni dopo la costruzione della porta invitava, e invita ancora oggi, a non avere invidia di tutto ciò che la cinta muraria racchiudeva al suo interno. Un breve tratto delle antiche mura si innesta sul fianco destro della porta invitava, e invita ancora oggi, a non avere invidia di tutto ciò che la cinta muraria racchiudeva al suo interno. Un breve tratto delle antiche mura si innesta sul fianco destro della porta.

 Porta SudPorta Sud

Antiche mura di cinta, correvano lungo il perimetro oggi segnato da via Palestro, via Santi e via Pendino, si collegavano al castello, ed erano intercalate da torri di avvistamento, delle quali una era senz'altro l'attuale campanile della Chiesa Madre. Alle due estremità dell'asse principale, si aprivano due porte che erano le uniche vie di accesso al paese e dal paese alla campagna, la Cau-porta e l'Anu-porta (dal griko anu+porta, "porta nord") che si apriva nello spiazzo prospiciente la Chiesa Madre. Oggi si possono vedere piccoli tratti di mura di cinta nell'attuale via Don Bosco. Esse sono facilmente riconoscibili perché caratterizzate da un elemento architettonico inconfondibile: un cordone semicilindrico che sporge ad un'altezza variabile dai tre a quattro metri dall'attuale piano stradale e che ripeteva, continuandolo, il  continuandolo, il cordone che cinge i torrioni angolari ed i bastioni del castello.

 

 IL CASTELLO DI OTRANTO

 

Castello di OtrantoCastello di Otranto

 

Importante testa di ponte verso l'Oriente, la città di Otranto è stata munita fin dall'antichità di sistemi di difesa ed opere fortificate, aggiornate nel corso dei secoli dalle dominazioni che vi si sono avvicendate.

L'assedio subito dalla città nel 1067 danneggiò gravemente il fortilizio che fu riparato e potenziato qualche anno più tardi per volere di Roberto di Guiscardo. Della ricostruzione promossa nel 1228 da Federico di Svevia rimangono invece tracce evidenti della torre del corpo mediano cilindrico, inglobata nel bastione a punta di lancia, e nella cortina muraria di nord-est. Un'analisi dei sotterranei lascia supporre che il Castello fosse impostato su una pianta con nucleo centrale quadrangolare, scandita agli angoli da torri cilindriche.
Dopo il Sacco di Otranto del 1480, anno in cui tutto il Meridione d'Italia fu oggetto dell'attacco turco, il Castello dovette essere ricostruito, cosa che fece Alfonso d'Aragona duca di Calabria: Alla fine del secolo, quando la città fu data in pegno ai veneziani, la struttura fu ulteriormente potenziata con l'aggiunta di artiglierie e bombarde. Della fase aragonese rimangono solo un torrione e parte delle mura.
L'aspetto attuale del fortilizio si deve infatti ai Vicerè spagnoli , che ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare: opere di difesa straordinaria furono attuate nel 1535 da Don Pedro di Toledo, di cui rimane lo stemma sul portale d'ingresso e sulla cortina esterna. I due bastioni poligonali aggiunti nel 1578 sul versante rivolto al mare, inglobarono il preesistente bastione aragonese. Alla metà del secolo successivo il leccese G. F. Saponaro fu incaricato di rafforzare ulteriormente il Castello. Questo si presenta oggi a pianta pentagonale, circondato da un ampio fossato e scandito da quattro torri, tre circolari in carparo e una con la punta protesa verso il mare; sul quinto lato, scoperto, si apre il ponte levatoio.

La fortezza otrantina ispirò il primo romanzo gotico della storia, Il castello di Otranto, di Horace Walpole (1764)

 

 FOTO:

Portici di Piazza San Giorgio a MelpignanoPortici di Piazza San Giorgio a Melpignano

 

 

 Chiesa e convento degli agostiniani a MelpignanoChiesa e convento degli agostiniani a Melpignano

 

 

 

 

 

 

 

 

 Menhir a BagnoloMenhir a Bagnolo

 

Dopo BagnoloDopo Bagnolo 


 

 

 

 

 

 

 

 Basilica di OtrantoBasilica di Otranto