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Giurdignano Dolmen e Menhir

 

Distanza: 11 Km    Tempo di percorrenza: trekking 4 h ; MTB  1,5 h   

  

 Difficoltà: -trekking: T    MTB: TC

 

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Giurdignano Dolmen e MenhirGiurdignano Dolmen e Menhir

 

 

Percorso & Cultura: 

 

Bellissimo percorso nelle campagne di Giurdignano di poco meno di 11 chilometri su stradine di campagna asfaltate e a tratti sterrate.

Il percorso si presenta interessantissimo sia per i suoi contenuti naturalistici sia per quelli culturali con la cripta di San Salvatore a Giurdignano senza dimenticare il dolmen Stabile e i numerosi menhir che sono disseminati lungo il percorso.

Una nota speciale merita il panificio Protopapa di Giurdignano presso cui abbiamo fatto terminare questa traccia. Qui troverete il pane come era fatto una volta e molto altro ancora (provate l’impanata con le verdure o quella con pomodoro capperi e cipolla o il pane con le olive o le pagnottelle di patate…e tanto altro ancora). Il proprietario, preavvisato del vostro arrivo potrà prepararvi uno spuntino comunicandogli preventivamente il vostro budget di spesa e vi accoglierà sotto un pergolato con mille delizie dal sapore antico. Se poi capiterete sul posto nel periodo della festa delle Palme con le famose “Tavole di San Giuseppe”, sarà una festa del gusto.

Qui i riferrmenti:

Salvatore Protopapa

Via M. del Rosario 59

73020 Giurdignano (LE)

Tel 0836813253

www.panificioprotopapa.it

info@panificioprotopapa.it

 

Il percorso ha inizio presso il palazzo baronale dove si può parcheggiare la propria vettura per dirigersi a Nord dove in breve incontreremo alla nostra sinistra la cripta si San Salvatore sopra cui insiste la chiesa di S Vincenzo Ferreri.Per la visita alla cripta rivolgersi preventivamente all’ufficio turistico nella piazza da cui l’itinerario è partito. Lasciata la cripta si procede per una cinquantina di metri e si incontrerà alla nostra destra il menhir San Vincenzo in una piccola piazzetta. Proseguire a destra ed in breve saremo fuori dal centro abitato per incontrare subito la cripta di San Paolo sovrastata dal menhir omonimo. Procedendo ancora per poche centinaia di metri, in una curva ad “U” del nostro percorso ci imbatteremo nel menhir Vicinanze 1 e, subito dopo nel menhir Vicinanze 2. Procedere ancora per qualche chilometro seguendo le indicazioni per il dolmen Stabile. Il dolmen si trova in una deviazione del percorso, comunque ben segnalato, a circa 800 metri dall’ultimo menhir visitato e dovrete fare attenzione ad un ammasso di pietre ciclopiche dietro le quali si trova il dolmen stesso.

Una volta visitato il dolmen tornate sul percorso principale e, in breve sarete arrivati alla Masseria “Quattro Macine”.

Continuate ancora per il sentiero che taglia magnifici uliveti con prati che anche in Febbraio sono fioriti. Tutto è magnifico. Una grande pace e pulito (nessuna discarica abusiva nel nostro cammino) e anche se da qui fino al nostro ritorno a Giurdignano non ci saranno altre note culturali da apprezzare, quello che ci offre la natura qui basta e avanza per appagarci.

A circa 700 metri dall’arrivo, il sentiero sbocca sulla SP155 che si percorre fino all’arrivo. Se avremo fame, il panificio Protopapa si farà onore nello sfamarci con quanto di più semplice e genuino possiamo sperare.

Giurdignano: cripta di San Salvatore

0Giurdignano:Cripta San SalvatoreGiurdignano:Cripta San Salvatore0 

La cripta di san Salvatore risale all'VIII-X secolo. Scavata interamente nel banco tufaceo, è impostata su una pianta a tre navate con absidi circolari e iconostasi. I quattro pilastri centrali quadrilobati dividono l'invaso in nove campate riconoscibili anche per la diversa forma delle coperture. Il soffitto è caratterizzato da volte scolpite in maniera tale da simulare una cupola con croce greca nell'area presbiteriale e un rivestimento a cassettoni nell'aula, a imitazione delle chiese in superficie. La cripta era in origine interamente affrescata come si evince dalle tracce pittoriche rimaste. Nell'abside centrale trova spazio la raffigurazione della Vergine col Bambino affiancata da due Angeli risalente al XII secolo. Anche nella nicchia che si apre sul lato destro rimangono frammenti di figure, tra cui un santo vescovo. Nel 1780 sulla cripta è stata edificata la piccola chiesa dedicata a san Vincenzo Ferreri caratterizzata da una lineare facciata a capanna e da un semplice portale.

 

Giurdignano: Menhir S Vincenzo

 Giurdignano:Menhir San VincenzoGiurdignano:Menhir San Vincenzo

 

 

 

 Il menhir San Vincenzo è uno dei monumenti megalitici più alti del territorio giurdignanese. Alto circa 3,50 m, poggia su un banco roccioso e misura alla base cm 45 x 30. È posto nel centro del paese a poca distanza dalla cripta bizantina di San Salvatore. Presenta una sommità rastremata con una fasciatura metallica di consolidamento.

 

Giurdignano: Menhir e cripta di San Paolo

 Menhir e cripta San PaoloMenhir e cripta San Paolo

 

Il menhir San Paolo è alto circa 2,25 m, ha dimensioni di base pari a  m 0,35 x 0,29 e presenta le facce smussate. L'orientamento delle facce più larghe è sull'asse est-ovest. Sorge su uno sperone roccioso entro il quale è stata scavata la cripta di San Paolo. Lo spigolo a N presenta sette tacche a distanza regolare. In sommità è visibile una buca di circa 25 cm probabile alloggio di una croce. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a san Paolo. Interessante è tale sovrapposizione di monumenti che denota anche la stratificazione e l'integrazione nei secoli a usi religiosi e credenze popolari: nella grotticella è visibile un affresco che rappresenta la taranta, il famoso ragno velenoso che ammorba con il suo morso le donne, le "Tarantate" di cui san Paolo è il protettore.

 

Menhir Vicinanze 1

 Menhir Vicinanze 1Menhir Vicinanze 1

ll menhir prende il nome da un casale rupestre denominato Vicinanze. È alto circa 3 m e ha dimensioni di base pari a  m 0,42 x 0,30. L'orientamento delle facce più larghe è sull'asse est-ovest. Il menhir certamente è stato utilizzato nel medioevo come Osanna, come si può facilmente evincere dalla presenza di un incasso alla sommità che doveva accogliere una croce. Questo particolare, attesta la cristianizzazione dei menhir: intorno a queste strutture si svolgevano funzioni di tipo religioso. La Domenica delle Palme, infatti, si svolgevano delle processioni che terminavano dinanzi ai menhir. Sulla faccia anteriore, inoltre, sono visibili due croci che attestano una pratica particolarmente diffusa in età medievale.

Menhir Vicinanze 2

Menhir Vicinanze 2Menhir Vicinanze 2 

 

l menhir si eleva di 300 cm su uno sperone roccioso, a sua volta alto 150 cm e sorge in prossimità del menhir Vicinanze 1. Ha dimensioni di base pari a  m 0,32 x 0,37. Le facce si presentano smussate, in parte molto probabilmente dai segni del tempo.

Il Palumbo, studioso locale, così scrive di questo menhir: "L'avevo visto in piedi nel 1930 ma quando il 20 maggio 1931 tornai sul luogo per fotografarlo, lo trovai spezzato in due avendo ceduto, come mi dissero, agli agenti atmosferici. In seguito e propriamente il 24 maggio 1951, fotografai i due frammenti. Questa colonna fu risollevata dopo oltre 22 anni, il 19 giugno 1953 per interessamento da me svolto presso la Soprintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano. Lo fotografai così rimesso in piedi il 29 stesso mese di giugno e detti notizia del suo ripristino a mezzo della stampa, come ho sempre fatto..."'

 

Dolmen Stabile

 Dolmen StabileDolmen Stabile

 

Perchè Stabile? In effetti già il nome è un piccolo mistero. Potrebbe derivare dalla sua stabilità, dato che si tratta del dolmen meglio conservato nel territorio salentino senza nessun intervento di restauro se si esclude un recente consolidamento. Altre teorie invece ritengono che il termine stabile derivi da stabulare, in quanto si ritiene che vi si stabulassero degli animali.

Scoperto dal Maggiulli nel 1893, il monumento è alto 105 cm. Si compone di un lastrone orizzontale irregolare di circa 180 × 260 cm, con uno spessore medio di circa 20 cm, sorretto da due ortostati ed un insieme di massi: una tecnica di costruzione mista che si ritrova anche nei dolmen dell’isola di Malta.

Il dolmen, conosciuto anche con il nome di Quattromacine dal nome del casale medioevale che sorgeva un tempo nella zona, sarebbe, secondo alcune teorie, anche l’unico superstite di una “famiglia” di circa una ventina di esemplari disposti nelle immediate vicinanze. La presenza di questi ulteriori dolmen sarebbe documentata dall’ampio numero di lastre in pietra accatastate l’una sulle altre fino a formare una piccola montagna. Questo “cimitero” di dolmen, che appare il frutto di una forza sovraumana, sarebbe il risultato di una campagna di intensificazione agricola nel fondo Quattromacine avvenuta nel secolo scorso. Lo spazio liberato dagli ormai “inutili” monumenti litici sarebbe stato reimpiegato per attività agricole.

 

Non si possiedono informazioni certe sulla vera funzione dei dolmen. Le teorie si dividono tra usi sepolcrali e rituali. Le prime prevedono l’interramento della struttura sotto terriccio e pietre al fine di formare una specchia. Le seconde invece tendono a configurare il tutto come un altare. Il dolmen stabile avrebbe potuto tranquillamente prestarsi a quest’ultimo scopo. La lastra di pietra orizzontale forma quasi come un ara sulla quale sono incise delle piccole canaline, dei solchi, convergenti in due piccole fossette ricavate sul banco roccioso alla base degli ortostati. Se la lastra orizzontale fu davvero impiegata come ara, allora le canaline servivano a convogliare il sangue del sacrificio fino al punto dal quale si sarebbe potuto poi raccogliere. Altre teorie invece, le quali vedrebbero i dolmen degli strumenti per lo studio e l’indagine astronomica/astrologica, ipotizzano che la presenza dei solchi e delle coppelle sia da attribuirsi a riti cultuali di raccolta ed uso dell’acqua piovana.

Masseria Quattro Macine

 Quattro MacineQuattro Macine

 

Immersa negli uliveti e sepolta sotto la terra rossa, riposano i resti del villaggio Quattro Macine (dono nel 1219 da Federico II alla chiesa di Otranto), in agro di Giuggianello. A pochi passi dall’omonima masseria e a breve distanza dal dolmen stabile, sono stati rinvenuti durante una campagna di scavo condotta dal 1991 al 1996 dall’allora Università degli Studi di Lecce, i basamenti di due chiese con annessi cimiteri. La prima del periodo bizantino (X sec.), la seconda di epoca normanna (XII sec

Immersa negli uliveti e sepolta sotto la terra rossa, riposano i resti del villaggio Quattro Macine (dono nel 1219 da Federico II alla chiesa di Otranto), in agro di Giuggianello. A pochi passi dall'omonima masseria e a breve distanza dal dolmen Stabile, sono stati rinvenuti durante una campagna di scavo condotta dal 1991 al 1996 dall'allora Università degli Studi di Lecce, i basamenti di due chiese con annessi cimiteri. La prima del periodo bizantino (X sec.), la seconda di epoca normanna (XII sec.).

La più recente, dedicata alla Vergine, è menzionata nel resoconto di una visita pastorale del 1538-1540, la cui distruzione viene attribuita a mano turca. In questo periodo il piccolo casale di Quattro Macine stava attraversando una lenta e definitiva fase di svuotamento che lo porterà a breve all'abbandono, un fenomeno avviatosi già nel primo decennio del XIII secolo.  Della chiesa più antica, invece, non si conosce l’intitolazione originaria. Composta da un’aula rettangolare (non più di 35 metri quadri), termina con un abside semicircolare, ai piedi del quale è stata rinvenuta una sepoltura di un individuo maschile, di età compresa tra i 30 ed i 35 anni. Probabilmente una persona molto importante per la comunità di Quattro Macine, che ha deciso di riservargli un posto d’onore nel piccolo edificio di culto, il cui perimetro (composto da un paio di filari di mattoni), è stato parzialmente distrutto da lavori agricoli. Venne soggetto ad un restauro/ricostruzione intorno al XIII secolo, che ne ha parzialmente alterato la struttura, aggiungendo un templon, di una decina di metri quadri, sulle cui pareti sono state rinvenute alcune tracce di affresco, tre nodi di Salomone ed altre lettere e graffiti non identificati. Il ciclo pittorico che prevedeva una schiera di santi nimbati, e che ricopriva probabilmente tutte le pareti della chiesa, è stato rimosso e sostituito.

La prothesis, un piccolo altarino, probabilmente in legno, dove erano custoditi gli strumenti liturgici, era ancora li, con alcuni degli strumenti ai suoi piedi. Una scoperta unica, consistente di un coltello in ferro a forma di lancia e due cucchiaini (uno in lega d’argento e l’altro in ferro), utilizzati nelle preparazione dei doni eucaristici posti sulla mensa delle offerte all'inizio della cerimonia di rito bizantino, rispettivamente per tagliare e distribuire il pane consacrato durante la comunione. Il cucchiaio in argento presenza delle decorazioni molto particolari: da un parte due pesci (antico simbolo del Cristianesimo) posti frontalmente e legati per la bocca da un filo di perle, e dall'altro un albero dalle foglie cuoriformi (simbolo della vita che  congiunge terra e cielo) che divide simmetricamente un leone ed un grifone (simboli della resurrezione o dell’ascensione) posti di profilo

L’ampia area cimiteriale intorno ai resti dei templi religiosi ha messo in evidenza la pratica diffusa, durante il medioevo, delle sepolture multiple, la quale prevedeva la deposizione del corpo del defunto in spazi già precedentemente occupati e liberati dalla disarticolazione dello scheletro precedente, risposto ai margine della sepoltura o in un ossario adiacente. Alcuni studi hanno messo in luce due aspetti molto importanti: all’interno di una medesima sepoltura venivano risposti solitamente membri di una stessa famiglia e, per questo motivo, poteva essere utilizzata anche per lunghissimi periodi. Una necessità indotta dal bisogno di “guadagnare” spazio e di ridurre i costi di gestione e pulizie delle tombe (a carico delle famiglie dei defunti).

L’analisi dei corredi delle 71 sepolture, e degli 81 individui riconosciuti, ha stabilito che nessuna delle sepolture poteva essere datata prima del XIV-XV secolo, nonostante la fondazione del villaggio sia da far risalire intorno all’ VIII secolo e la costruzione dei due edifici religiosi intorno al X e alla seconda metà del XII secolo, se non fosse per una lastra tombale che recherebbe una data: 31 Dicembre 1174/5

Il materiale lapideo utilizzato per la costruzione degli edifici è stato reimpiegato nei secoli per l’innalzamento dei muri a secco e, probabilmente, per la costruzione della vicina masseria. Un riciclo intriso di memoria e passato. 

 

Foto:

Giurdignano:Palazzo baronaleGiurdignano:Palazzo baronale

 

 Dopo GiurdignanoDopo Giurdignano

 

 

 

 

 

 

 

 

Verso dolmen StabileVerso dolmen Stabile                                                                                         

Desvio verso dolmen StabileDesvio verso dolmen Stabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Massi ciclopici nei pressi del dolmen StabileMassi ciclopici nei pressi del dolmen Stabile

                                                                                     

Dopo dolmen StabileDopo dolmen Stabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo Quattro MacineDopo Quattro Macine

 

Nei pressi di Giurdignano,al ritornoNei pressi di Giurdignano,al ritorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Panificio Protopapa a GiurdinanoPanificio Protopapa a Giurdinano