La versione del tuo browser è obsoleta. Consigliamo di aggiornare il browser alla versione più recente.

Otranto-Torre Pinta-Monte Sant'Angelo-Otranto

 

 

Distanza: 13 Km    Tempo di percorrenza: trekking 4 h ; MTB  1,5 h   

 

  

 Difficoltà: -trekking: E    MTB: BC

 

   

GPSdownload:Otranto-Torre Pinta-Monte Sant'Angelo-Otranto

Otranto-Torre Pinta-Monte Sant'Angelo-OtrantoOtranto-Torre Pinta-Monte Sant'Angelo-Otranto

 

 

 Percorso & Cultura:

Percorso  di circa 13 chilometri su asfalto-sterrato-sentiero che si svolge partendo da Otranto, nei pressi del castello e che, per una deviazione iniziale per raggiungere Torre Pinta, procede per belle campagne. Si raggiunge Monte Sant’Angelo dove si visita la Cripta di Sant’Angelo per discendere alla valle dell’Idro e quindi fare ritorno a Otranto per il Parco Comunale, Porta Alfonzina, la Cattedrale e infine il castello, nostro punto di arrivo.

 

Parcheggiare l’auto nei pressi del castello di Otranto e seguire la traccia che ci condurrà in breve, passando per la locale stazione dei Carabinieri, in corrispondenza di un ponticello che attraverseremo per piegare subito a destra lasciando la strada asfaltata che procede in salita. Alla nostra destra un canale si raccolta delle acque pluviali. Percorsi nel prato, all'altezza di un filare di ulivi, salire a sinistra nel bosco e procedere quindi a destra seguendo la traccia GPS in direzione del viadotto che si raggiunge in breve dopo avere attraversato un bellissimo bosco di pini. Ai piedi del viadotto si scende per il sentiero fino ad incrociare una stradina asfaltata che percorreremo a sinistra fino ad arrivare al cancello di ingresso alla tenuta “Torre Pinta” che è normalmente aperto. Procedere in salitella fino ad giungere all'agriturismo. Qui si chieda alla proprietà la chiave per accedere alla colombaia che si trova a destra del fabbricato che ospita il bar ristorante, in leggero declivio.

Ripercorrere la strada attraverso la quale siamo giunti all'agriturismo. Questa volta non percorreremo il sentiero nel bosco attraverso il quale eravamo giunti ma procederemo per la stradina asfaltata con il canale di scolo alla nostra destra e le civili abitazioni alla nostra sinistra. Giunti all'altezza di un rondò pieghiamo a sinistra facendo una inversione ad “U”. In breve, dopo breve salita attraverseremo la SP 358. La attraversiamo e procediamo per una stradina prima sterrata e poi asfaltata che ci conduce fuori da Otranto per bellissimi campi a coltivo e resorts vari. La stradina asfaltata diventa, dopo un paio di chilometri uno sterrato che piegherà a destra verso la masseria “Le Scalelle” che incroceremo alla nostra sinistra. Ancora un centinai di metri e attraverseremo la SP 358 procedendo per una strada asfaltata per soli 500 metri svoltando a destra per una stradina di campagna in corrispondenza dell’indicazione “Selva del Turchese”.

Dopo qualche chilometro, in corrispondenza di uno slargo abbandoniamo la stradina per addentrarci in un sentiero che a mezza costa aggirerà Monte Sant'Angelo in un percorso suggestivo in leggera discesa alla fine della quale incroceremo il percorso del fiume Idro in un’area invasa da un canneto. Procediamo a destra fino ad incontrare la Cripta di Sant'Angelo.

Una volta visitata la Cripta riprendiamo il percorso verso Nord fino ad incontrare, alla nostra sinistra, un ponticello in muratura che piega a sinistra. Si percorre il ponte piegando in salita a destra dopo poco, guardando tra gli ulivi alla nostra destra, sotto la falesia, apparirà un antico colombaio che potremo raggiungere per un accesso laterale. Ripreso il nostro percorso, in breve lo sterrato diventa una stradina asfaltata che raggiungerà in breve, dopo avere attraversato un piccolo tunnel, Otranto, in corrispondenza di una stazione di servizio. Si procede a sinistra raggiungendo in breve il parco comunale che lo si lascia sulla nostra sinistra per giungere in breve alla Porta Alfonzina che ci condurrà in breve a percorrere l’asse principale della citta vecchia. Dopo circa 100 metri dalla porta Alfonzina si percorre la strada a destra che passando dal Municipio conduce, in salita alla Cattedrale. Per la strada a sinistra (Cattedrale alle nostre spalle) in breve saremo al castello di Otranto, nello stesso punto da cui eravamo partiti

 

Otranto:Castello

Otranto:castelloOtranto:castello

Importante testa di ponte verso l'Oriente, la città di Otranto è stata munita fin dall'antichità di sistemi di difesa ed opere fortificate, aggiornate nel corso dei secoli dalle dominazioni che vi si sono avvicendate.
L'assedio subito dalla città nel 1067 danneggiò gravemente il fortilizio che fu riparato e potenziato qualche anno più tardi per volere di Roberto il Guiscardo. Della ricostruzione promossa nel 1228 da Federico di Svevia rimangono invece tracce evidenti della torre del corpo mediano cilindrico, inglobata nel bastione a punta di lancia, e nella cortina muraria di nord-est. Un'analisi dei sotterranei lascia supporre che il Castello fosse impostato su una pianta con nucleo centrale quadrangolare, scandita agli angoli da torri cilindriche.
Dopo il Sacco di Otranto del 1480, anno in cui tutto il Meridione d'Italia fu oggetto dell'attacco turco, il Castello dovette essere ricostruito, cosa che fece Alfonso d'Aragona duca di Calabria: Alla fine del secolo, quando la città fu data in pegno ai veneziani, la struttura fu ulteriormente potenziata con l'aggiunta di artiglierie e bombarde. Della fase aragonese rimangono solo un torrione e parte delle mura.
L'aspetto attuale del fortilizio si deve infatti ai Vicerè spagnoli , che ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare: opere di difesa straordinaria furono attuate nel 1535 da Don Pedro di Toledo, di cui rimane lo stemma sul portale d'ingresso e sulla cortina esterna. I due bastioni poligonali aggiunti nel 1578 sul versante rivolto al mare, inglobarono il preesistente bastione aragonese. Alla metà del secolo successivo il leccese G. F. Saponaro fu incaricato di rafforzare ulteriormente il Castello. Questo si presenta oggi a pianta pentagonale, circondato da un ampio fossato e scandito da quattro torri, tre circolari in carparo e una con la punta protesa verso il mare; sul quinto lato, scoperto, si apre il ponte levatoio.

La fortezza otrantina ispirò il primo romanzo gotico della storia, Il castello di Otranto, di Horace Whalpole (1764).

 

 Ipogeo di Torre Pinta

Ipogeo di Torre PintaIpogeo di Torre Pinta

 

 

L'ipogeo di Torre Pinta, situato sotto l'omonima torre nella Valle delle Memorie, fu scoperto nel 1976. L'ipogeo, di cui non si ha una sicura datazione storica, potrebbe risalire al Neolitico e successivamente ampliato e sfruttato in varie epoche per svariate funzioni. Presenta una pianta a croce latina - dovuta probabilmente ai Basiliani che lo trasformarono in luogo di culto - costituita da un corridoio (dromos), con volta a botte forato da tante piccole cellette, terminante in un vano sferico. Le cellette, con molta probabilità, erano destinate ad accogliere le urne cinerarie dei defunti. In corrispondenza del vano sferico, dal quale si accede in tre ambienti absidati, si innalza una torre colombaia edificata nel XVII secolo in sostituzione della volta crollata. Nei pressi dell'ingresso si apre un piccolo ambiente circolare ospitante un camino.

 

Grotta di Sant’Angelo

 Cripta di Sant'AngeloCripta di Sant'Angelo

 

 

 

 

 

In parte crollata e protetta da una tettoia in legno di recente costruzione. Nonostante tutto è possibile identificare facilmente la divisione tra il naos (a tre navate) e il bema (a tre absidi) da un’iconostasi in pietra con alcuni evidenti tracce di affreschi. Le tre zone absidali del bema comunicano tramite 2 porte, ricavate sempre nella pietra. Un ulteriore apertura comunica con una grotticella affiancata al luogo di culto.

Una serie di tuniche e figure sacre, una mano benedicente alla greca, due volti di donne (forse le committenti), quasi sbiadite dall’appariscenza di figure ben più evidenti e di più facile lettura, come un Arcangelo Michele vestito di rosso e con il loros decorato con motivi geometrici, reggente nella mano destra una lancia e nella sinistra un sigillum. Vicino un santo vescovo anonimo con omophorion, forse San Timoteo.

Sorgenti dell’Idro: Fonti di Carlo Magno

A qualche chilometro da Otranto, nella valle dell’Idro, ha origine una sorgente che all’epoca della prima guerra mondiale è stata utilizzata dall’esercito inglese che aveva qui a Otranto importanti basi logistiche. Gli inglesi ne avevano imbrigliato le acque per addurle al porto di Otranto. Successivamente, partiti gli inglesi, l’acquedotto è passato al servizio della cittadinanza che fino all’anno 1940, entrata in servizio la rete dell’acquedotto pugliese ha soddisfatto le esigenze dei cittadini di Otranto.

Le sorgenti, che hanno una portata costante lungo tutto l’anno, hanno origini che si perdono nel tempo. Una leggenda vuole che Carlo Magno, passato di qui, spossato dalla calura e dal pesante armamento che indossava, ad un certo punto abbia gettato via la sua spada sulla roccia e, da qui, è sgorgata l’acqua copiosa con la quale ha potuto ottenere refrigerio.

 

Le Piccioniere

Tracce di antico colombaioTracce di antico colombaio 

 

 

 

 

 

 

Su una piccola altura tracce di vecchie colombiere. L’allevamento era utilizzato sia per la carne che per il guano colombino impiegato come fertilizzante per la campagna.

 

Otranto Porta Alfonsina

 Otranto:Porta AlfonzinaOtranto:Porta Alfonzina

Dopo l’assedio e saccheggio di Otranto da parte delle truppe di Ackmet Pascià (1480) e dopo la liberazione della città da parte degli eserciti alleati guidati da Alfonso D’Aragona, duca di Calabria, si ricostruirono ad Otranto Castello e fortificazioni.

Ciro Ciri, detto Ciro di Castel Durante, progettò il tutto. Egli, inviato dal duca di Urbino, era giunto a Otranto al seguito delle truppe di liberazione. La Porta Alfonsina è una delle sue realizzazioni. Posta sulla cinta muraria ad andamento poligonale, segna oggi l’ingresso al centro storico.

Una particolarità è rappresentata dall'apertura posta in alto della Porta; il suo scopo era verosimilmente quella di gettare liquidi bollenti sugli invasori. Il suo nome ricorda Alfonso, duca di Calabria, liberatore della città dai Turchi nel 1481. Lungo la cortina del fossato si possono scorgere le torri Ippolita e Duchesca.

 

Otranto Cattedrale

La cattedrale, edificata sui resti di un villaggio messapico, di una domus romana e di un tempio paleocristiano, fu fondata nel 1068 dal vescovo normanno Guglielmo. È una sintesi di diversi stili architettonici comprendendo elementi bizantini, paleocristiani e romanici. Fu consacrata il 1º agosto 1088 durante il papato di Urbano II dal legato pontificio Roffredo, arcivescovo di Benevento.

Nell'agosto 1480, la cattedrale fu teatro di una terribile carneficina; i Turchi espugnarono la città dopo alcuni giorni d'assedio ed entrarono nella chiesa sterminando il clero e i civili che vi si erano rifugiati. Venne trasformata in moschea e furono distrutti tutti gli affreschi risalenti al XIII secolo. Nel 1481, dopo la liberazione di Otranto ad opera delle truppe di Alfonso V di Aragona, fu fortemente rimaneggiata.

Esterno

Otranto:CattedraleOtranto:Cattedrale 

La facciata medievale a doppio spiovente è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti susseguitisi nei secoli. All'indomani delle devastazioni inflitte nel corso dell'occupazione turca del 1480, fu edificato il grande rosone a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare convergenti al centro, secondo i canoni dell'arte gotico-araba. Nel 1674 fu aggiunto il portale barocco, composto da due mezze colonne scanalate per lato che sorreggono l'architrave con lo stemma dell'arcivescovo Gabriel Adarzo de Santander retto da due angeli. Ai lati della facciata si aprono due monofore.
Un altro portale minore è presente sul lato sinistro della basilica; fu edificato tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo da Nicolò Fernando per volontà dell'arcivescovo Serafino da Squillace che fece scolpire la propria figura sulla struttura.

Interno

 Otranto:CattedraleOtranto:Cattedrale

L'interno possiede una pianta a tre navate absidate, scandite da dodici archi sorretti da quattordici colonne di granito con capitelli differenti. Nel 1693 l'arcivescovo Francesco Maria De Aste fece costruire l'arco trionfale e nel 1698 coprì la navata centrale e il presbiterio con un soffitto a lacunari lignei con dorature su fondo nero e bianco. Nel presbiterio è collocato l'altare maggiore con il settecentesco paliotto in argento che riporta la raffigurazione dell'Annunciazione.

 

Particolare di mosaico (volo di AlessandroParticolare di mosaico (volo di Alessandro

 

 

 

 

 

 

 

Gli affreschi parietali rimanenti evidenziano tracce bizantine, come l'immagine della Madonna col Bambino nella navata destra. Lungo le navate laterali, coperte da un soffitto a tavole dipinte realizzato nel 1827 dall'arcivescovo Andrea Mansi, sono visibili sei altari dedicati alla Resurrezione di Gesù, a san Domenico di Guzman, alla Madonna Assunta (a destra), alla Pentecoste, alla Visitazione della Beata Vergine Maria e a sant'Antonio da Padova (a sinistra). Nella navata sinistra è presente il battistero barocco commissionato dall'arcivescovo Michele Orsi intorno alla metà del XVIII secolo. Nella stessa navata si notano il monumento sepolcrale di Francesco Maria de Aste, deceduto nel 1719, e il mausoleo del metropolita Gaetano Cosso, morto nel 1655.

La navata destra termina nella cappella dei Martiri, edificata per ordine di Ferdinando I di Napoli e ricostruita a spese pubbliche nel 1711. In essa sono conservati i resti mortali dei santi martiri di Otranto, gli ottocento abitanti di Otranto massacrati e decapitati dai Turchi sul Colle della Minerva il 14 agosto 1480 per non aver voluto rinnegare la fede cristiana. Le reliquie dei martiri sono deposte in sette grandi armadi e dietro il marmoreo altare è conservato il "sasso del martirio" sul quale, secondo la tradizione, avvenne la decapitazione.

 

Foto:

Graziosa cappella all'uscita di OtrantoGraziosa cappella all'uscita di Otranto

 

Tratto di sentiero dopo OtrantoTratto di sentiero dopo Otranto 

 

 

 

 

 

 

                In vista del viadotto dopo OtrantoIn vista del viadotto dopo Otranto                                                                             

Tratto di percorso verso Selva del TurcheseTratto di percorso verso Selva del Turchese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sentiero a Monte Sant'AngeloSentiero a Monte Sant'Angelo

                                                                                               Splendido ulivo nella valle dell'IdroSplendido ulivo nella valle dell'Idro