La versione del tuo browser è obsoleta. Consigliamo di aggiornare il browser alla versione più recente.

Roca Vecchia e Roca Nuova

 

Distanza: 13,8 Km    Tempo di percorrenza: trekking 4 h ; MTB  1,5 h   

   

Difficoltà: -Trekking: T    MTB: TC

 

GPSdownloadRoca Vecchia e Roca Nuova

Roca Vecchia e Roca NuovaRoca Vecchia e Roca Nuova

 

 Percorso & Cultura

 Percorso di quasi 14 chilometri su tratto costiero, stradine di campagna asfaltate e sterrato che parte dal centro di Torre dell’Orso per ritornare al punto di partenza.

Percorso che si caratterizza per le belle vedute sulla costa, nei primi 2,5 chilometri di percorso e i boschi dell’entroterra che si alternano agli uliveti.

 

Parcheggiare l’auto nei pressi dell’anfiteatro che si affaccia alla spiaggia di Torre dell’Orso e quindi procedere in direzione Nord per la stradina che costeggia il mare. In breve si raggiunge la Torre di guardia diroccata. Procedere sempre bordo costa per circa 1,5 chilometri fino ad incontrare un muretto a secco con una targa che ci indica che stiamo entrando in un parco archeologico. Si notano tracce di mura messapiche in vari punti della falesia verticale sul mare. A ridosso di una statua della Madonna di Roca posta su una colonna ed in questo sito si identificheranno subito le due grotte della Poesia.

Seguendo il profilo della costa si giunge sulla SP 297 in corrispondenza di una chiesetta. Notevole e suggestiva qui la vista delle vecchie mura di Roca Veccia, del castello e della torre Aragonese diroccata. Procedere per circa cento metri in direzione Nord sulla SP 297 per incontrare le rovine e gli scavi di Roca Vecchia. Allo stato attuale (Gennaio 2017) gli scavi sono chiusi per restauri. I lavori sono iniziati nel Marzo dell’anno 2016 e si danno per ultimati per il mese di Dicembre 2017.

Vedremo se terranno fede a quanto scritto sul pannello di appalto dei lavori.

Lasciati gli scavi si ritorna per circa 50 metri a Sud per prendere una stradina asfaltata a destra, direzione Ovest (ci lasciamo alle spalle il mare) tra boschi di pino domestico e ulivi fino a che, percorsi circa tre chilometri si piega a sinistra per un tratturo di campagna direzione Sud.

Percorsi altri 1,7 chilometri si attraversa la SP 297 e, dopo qualche centinaio di metri sulla sinistra si giunge a Roca Nuova.

Lasciata Roca Nuova per una stradina asfaltata direzione Sud-Est, dopo circa 2,5 chilometri si piega a sinistra per un tratturo fiancheggiato da boschi in direzione Nord-Est. Ancora due chilometri e ci si immette sulla SP 297 che in qualche chilometro ci condurrà sulla costa a sud di Torre dell’Orso.

Immediatamente dopo l’incrocio con la suddetta provinciale, a destra nel bosco si incontrerà l’ingresso in un parco didattico. Seguire questa indicazione e attraversare il bosco su passaggi attrezzati fino ad arrivare alla base di un viadotto ad archi della SP297.Lasciando a sinistra il viadotto e a destra le dune di sabbia con pini domestici a destra, in breve si raggiunge una scalinata sulla nostra sinistra che ci porterà al luogo da cui siamo partiti.

 

Torre di guardia

 Torre di guardia a Torre dell'OrsoTorre di guardia a Torre dell'Orso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ una vecchia torre cinquecentesca di avvistamento facente parte del sistema difensivo delle coste. Era in comunicazione con la Torre di Roca, a Nord e con quella non più in piedi di Sant’Andrea, a Sud.

 

Grotta della Poesia

Grotta della PoesiaGrotta della Poesia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vero nome della grotta è Posia, un termine greco che vuol dire sorgente; interpretabile erroneamente come un errore di battitura di uno scrittore distratto, è stato quindi facilmente trasformato in Poesia, una parola che contribuisce a rafforzare l’alone di magia e mistero che circonda questo grotta. Non mancano neanche le leggende a spiegare questa “nuova” e strana attribuzione, come quelle che vedono schiere di poeti recarsi sul posto per dedicare versi d’amore ad un’ipotetica principessa, dotata di innata e straordinaria bellezza, che soleva fare il bagno, probabilmente nuda, nelle acque di questo ambiente carsico.

La grecità del nome nasconde molto di più che una semplice considerazione di carattere geologico. Delle sorgenti sono veramente presenti all'interno di questo ambiente, un tempo chiuso ma ora scoperto in seguito al crollo delle volta. Non è questa però la cosa che ha destato l’interesse e l’attenzione degli studiosi di archeologia del dipartimento dell’Università del Salento.

All'interno della grotta vi sono, infatti, delle iscrizioni messapiche, un evento decisamente non nuovo dato che se ne trovano alcune anche all'interno della grotta Porcinara di Santa Maria di Leuca. Queste iscrizioni attesterebbero la presenza nel Salento del culto dell’antico dio Taotor (o anche Tator, Teotor, o Tootor). Molte altre iscrizioni si trovano anche in una seconda grotta, distante dalla prima poche decine di metri, anche questa con caratteristiche morfologiche  molto simili alla grotta della Posia. L’accesso in questa seconda cavità è reso assai più complesso dall'eccessiva altezza con il quale emerge l’antro della caverna/pozzo in superficie e dalla ripidità della scogliera circostante.

In tempi passati si era attrezzato il sito per una discesa al pelo dell’acqua per una scala. Il tutto è ora in rovina.

Questo, purtroppo è un vizio delle amministrazioni locali ben diffuso: si fanno le cose con denaro pubblico e poi non si mantengono efficienti nel tempo fino a quando non subentra la rovina!.

 

Roca Vecchia

Veduta di Roca Vecchia dal mareVeduta di Roca Vecchia dal mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli scavi effettuati a Roca hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo, oltre a numerosi reperti che per affinità ricordano modelli minoici ed egei. Si ritiene che, in un periodo databile intorno al XV secolo a.C., il sito sia stato assediato e incendiato. Anche le successive mura, ricostruite nell'XI secolo a.C., presentano tracce di incendio. Di questo luogo misterioso, che come la mitica Troia fu più volte distrutto e più volte ricostruito si ignora chi fossero i popoli fondatori e perfino se queste fortificazioni servissero a difendere una città oppure - come appare più probabile - un importante luogo di culto. Il sito fu comunque frequentato per tutta l'età del ferro, mentre decisamente più cospicue sono le tracce relative all'età messapica (IV-III secolo a.C.): una cinta muraria (che tuttavia non fu completata), un monumento funerario, diverse tombe e delle fornaci. Il nome della città messapica (o per meglio dire la sua latinizzazione) si pensa fosse Thuria Sallentina.

Il sito fu successivamente abbandonato (non sono state rinvenute tracce del periodo romano), mentre fu frequentato nell'alto medioevo da anacoreti, provenienti perlopiù dall'Impero Romano d'Oriente, che col tempo costituirono una comunità, abitando in una serie di grotte scavate nel calcare. Agli inizi del XIV secolo, Gualtieri di Brienne, conte di Lecce, ricostruì Roca facendone una città fortificata, ma nel 1480 la sua popolazione venne messa in fuga dalle incursioni turche. In quell'anno infatti il sultano Maometto II, dopo aver conquistato Costantinopoli (1453) e sottomesso tutta la Penisola Balcanica, inviò una spedizione che sbarcò sulla costa orientale del Salento. Roca Vecchia fu saccheggiata e usata dai Turchi come base operativa per sferrare attacchi alla città di Otranto e ad altri centri salentini. La città, liberata nel 1481, divenne successivamente covo di pirati, tanto che nel 1544 Ferrante Loffredo, governatore della provincia di Terra d'Otranto, dette l'ordine di raderla al suolo.

 Roca Nuova

Roca NuovaRoca Nuova

 

 

 

 

 

 

 

Roca Nuova, in dialetto leccese Roca Noa, è un villaggio medioevale disabitato. Sito importante per il buon livello di conservazione, è stato recentemente ristrutturato.

Da notare la torre cinquecentesca e la chiesetta ex parrocchiale di San Vito.

“Si vede quivi un porticello comodo pe'vascelli, che vi capitano dall'Oriente, per i traffichi e comodità delle acque eccellentissime che vi erano di un fonte sulla rivo del porto, il quale per ordine della maestà cattolica di Filippo II re di Spagna fu assieme colla terra l'anno 1544 soffogato e distrutto da Ferrante Loffredo, Governatore a quel tempo della provincia. La quale terra, perché si dubitava che non fosse presa dal Turco, come quella che stava alla frontiera della Vallona, fu trasferita miglia quattro infra terra, dove oggi si vede, e si conservano i suoi cittadini, chiamandosi Roca Nuova”.

 

I cittadini di Roca Vecchia quindi,costruiscono più all'interno, a circa 4 km dalla madrepatria, Roca Nuova, aiutati economicamente dal re di Napoli e dal vescovo di Lecce, Antonio II Ricci. Questi per incentivare la ricostruzione di Roca e incoraggiare il rientro dei rocani superstiti, dispersi ovunque, pensano di donare una casa a titolo gratuito a tutti quei cittadini che ne avessero fatto richiesta. Ma la pregevole offerta del re di Napoli e del Vescovo viene rifiutata dai rocani che ancora abitano nelle grotte rupestri sulla costa, nei pressi di Roca Vecchia. Col passare del tempo però gli stessi rocani si rendono conto di non poter continuare a vivere con le loro famiglie in modo selvaggio all'interno delle preistoriche grotte o laure lasciate dai monaci bizantini e quindi, ad un certo punto, probabilmente intorno alla seconda metà del XVI secolo, decidono di ritrovarsi e stabilirsi in questa seconda patria che essi stessi denominano Roca Nuova. L'abitato del casale di Roca Nuova doveva essere composto da 4 plessi abitativi, con al centro del villaggio una grande piazza per il mercato (visibile ancora oggi) abbellita dal Castello Baronale, dalla sua Chiesa Matrice e da due pozzi, mentre un terzo era posto nella piazza d'armi. Tutti e tre i pozzi dovevano avere i relativi boccali di pietra leccese artisticamente lavorati. Su una mappa cinquecentesca di Roca Nuova risulta che il castello comunica con la parrocchiale di San Vito attraverso un ponte, per cui i baroni locali potevano, attraverso un passaggio incapsulato all'interno dello stesso ponte, accedere dal castello alla chiesa o viceversa. Attualmente non risulta nessun segno architettonico che possa far rivelare o far pensare che vi fosse un tale collegamento. Nella prima metà del XVI secolo iniziano i lavori di costruzione del casale di Roca Nuova. È ipotizzabile che vengano ultimati verso la fine dello stesso secolo, epoca in cui lungo la costa marina di Roca Vecchia fervono i lavori per la costruzione di ben 6 torri di guardia. La progettazione del piccolo centro è attribuita o a Gian Giacomo dell'Acaya o a Giovan Tommaso Scala. Per ciò che riguarda la chiesa, appare sull'architrave l'indicazione dell'anno 1589. È anche possibile pensare che qualche maestranza che nel frattempo stava costruendo le varie torri di guardia sia stata chiamata ad attendere alla costruzione del nuovo casale. È certo però che sia le torri di guardia sia il castello sia molte abitazioni di Roca Nuova hanno le mura bastionate e scarpate, secondo la tecnica militare rinascimentale salentina. Gli abitanti di Roca Nuova abitavano, come si può vedere visitando le case rimaste in piedi e restaurate, in monolocali o al massimo in abitazioni dotate di due stanze. Ogni stanza era munita di camino, in alto vi era un tavolato(soppalco) dove dormivano i più piccoli della famiglia. In ogni casa vi erano una o due fosse dove la famiglia deponeva gli alimenti di mantenimento, e un'altra fossa-water adibita ai servizi igienici..

 FOTO:

Panorama sulla spiaggia di Torre dell'OrsoPanorama sulla spiaggia di Torre dell'Orso

 

 

Falesia a Torre dell'OrsoFalesia a Torre dell'Orso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ingresso area scavi di Roca VecchiaIngresso area scavi di Roca Vecchia

 

 

Grotte rupestri a Roca VecchiaGrotte rupestri a Roca Vecchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Baia di Roca VecchiaBaia di Roca Vecchia

 

 

Tra Roca Vecchia e Roca NuovaTra Roca Vecchia e Roca Nuova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carrareccia prima di Roca NuovaCarrareccia prima di Roca Nuova

 

 

Bell'agave vicino Roca NuovaBell'agave vicino Roca Nuova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo Roca NuovaDopo Roca Nuova

 

 

Parco didattico nel bosco di Torre dell'OrsoParco didattico nel bosco di Torre dell'Orso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dune sulla spiaggia di Torre dell'OrsoDune sulla spiaggia di Torre dell'Orso